Paesaggio contro cemento
Si sono infittite a Pisa e in Toscana ma non solo le iniziative e gli incontri culturali, politici e istituzionali in difesa del paesaggio contro il cemento che ‘si mangia l’Italia’. Vedi il recente Comitato in difesa del paesaggio istituito a Marina di Pisa.
In Sapienza ne hanno parlato nei giorni scorsi l’ex direttore della Normale Settis intervistato dal giornalista Stella che alle crescenti malefatte ambientali ha dedicato un libro. E vorrei partire proprio da una sua affermazione e cioè che ‘con la manutenzione non si vincono le elezioni’ da qui appunto anche la scelta dei comuni –tante volte duramente rimproverata anche da Settis- di far cassa con gli oneri di urbanizzazione a danno del paesaggio e di politiche che guardino oltre le scadenze elettorali. Settis -ma con lui anche Asor Rosa e altri- attribuiscono gran parte della responsabilità per questo pericoloso andazzo alla Regione Toscana troppo di manica larga nei confronti dei comuni sempre meno affidabili.
Siccome di questo aspetto si è discusso recentemente a Reform anche con l’assessore Marson vorrei tornare sull’argomento per ricordare che se a Pisa abbiamo da 30 anni un importantissimo parco regionale che è nato all’insegna innanzitutto in difesa del paesaggio e della natura è merito di chi seppe andare controcorrente come ha saputo fare di nuovo –e non a caso- il comune di Vecchiano che ha saputo dire no all’IKEA –ancora una volta controcorrente- il cui progetto non si sposava con quelle esigenze di tutela ambientale del territorio a cui esso si è sempre ispirato.
Le generalizzazioni finiscono dunque per rendere tutti i gatti bigi impedendo o rendendo comunque più difficile raccapezzarsi su cosa bisogna fare a sostegno delle leggi come chiede Settis. Leggi che anche sul paesaggio hanno introdotto recentemente norme che sicuramente non aiutano la sacrosanta battaglia per salvarci dal cemento. Se riuscimmo a portare a casa molti anni fa quel che ho ricordato è anche perché il parco seppe dotarsi con Cervellati di piano che riguardò non solo la natura ma anche il paesaggio come poi avrebbe sanzionato anche la legge quadro sui parchi del 91 e cioè 20 anni fa. Da qualche anno questa norma è stata penalizzata dal Nuoco Codice dei Beni Culturali che ha tolto ai parchi il paesaggio così ora anzichè due piani essi dovranno farne addirittura tre. Lo si è fatto per dire che il piano del paesaggio è sovraordinato ai piani di settore solo che i piani dei parchi sono a loro volta sovraordinati e non di settore e a questi non sono in alcun modo equiparabili.
Ecco perché in Toscana ( ma vale anche per le altre regioni) oggi la partita sul paesaggio e sull’ambiente non si gioca unicamente su un diverso equilibrio tra regione e comuni ma sulla ridefinizione di quella ‘filiera’ istituzionale in grado di gestire politiche di programmazione regionale che il PIT ha ingarbugliato anziché rilanciato. Uno strumento quindi da rivedere profondamente come è stato già indicato dal documento della Facoltà di Architettura di Firenze a cui dovrebbe finalmente concorrere anche la nuova legge regionale sulle aree protette che da troppo tempo non riesce a trovare la strada di casa.